Introduzione agli Etruschi e al museo dedicato di Villa Giulia a Roma.

GLI ETRUSCHI

 

 

GLI ETRUSCHI

Francesco Caracciolo, Sofia Caccavari, Camilla Ballanti, Elena Caldarone

 

Gli Etruschi furono una popolazione dell'Italia antica stabilitasi in una zona denominata Etruria comprendente i territori dell'odierna Toscana, dell'Umbria fino al Tevere e del Lazio settentrionale. Tali confini si espanderanno successivamente fino alla zona padana e alla Campania.

 

Essi sono un popolo ancora oggi avvolto da un alone di mistero.

 

Sin dall'antichità, le ipotesi circa le loro origini risultano piuttosto discordanti: lo storico greco Erodoto, ad esempio, sosteneva che gli Etruschi avessero origini orientali, mentre Dionigi Di Alicarnasso, anch'egli storico greco, era convinto della loro autoctonia.

 

Ciò che è certo è che essi furono senz'altro un popolo estremamente avanzato per l'epoca, arrivando a stringere legami commerciali con i Greci, da cui ripresero gran parte delle loro tradizioni e della loro cultura e anche a governare indirettamente su Roma: gli ultimi tre re prima della repubblica erano infatti etruschi.

 

Nel museo di Villa Giulia sono conservati alcuni tra i più significanti reperti ritrovati nelle necropoli situate intorno alle antiche città etrusche. Grazie a essi oggi conosciamo molto della loro religione, delle loro abitudini e tradizioni.

 

INTRODUZIONE 

La parola simposio, che deriva dal greco e significa “bere insieme”, rappresenta un momento importante nell'aristocrazia etrusca e un elemento rilevante nel museo. Ma perché per il popolo etrusco tale cerimonia era da considerare fondamentale?

La risposta si può trovare nella storia. Infatti, con l'espansione territoriale degli Etruschi nell'Italia meridionale, la civiltà entra a contatto con quella greca assimilandone le tradizioni e i costumi, tra cui anche il simposio.

 

Si trattava di una vera e propria celebrazione dove i nobili, stesi sui triclini e allietati da musicisti, mangiavano e bevevano. In questa occasione, inoltre, veniva simboleggiata la vita nell'aldilà di fronte alle divinità, tra cui Dioniso, dio del vino.

 

Affinché il simposio si

svolgesse correttamente,

erano necessari numerosi

contenitori e vasi, ognuno

con una diversa funzione,

molti dei quali sono esposti

nella villa. La forma del

vaso era relativa alla

funzione che svolgeva.

 

 

Altri strumenti del simposio erano utensili quali grattugie, passini, mestoli o imbuti dotati di filtri in modo da eliminare le impurità dal vino. A causa del ruolo che rivestivano, nella loro creazione erano impiegati quasi esclusivamente metalli nobili.

 

 

IL SIMPOSIO

Vasi in ceramica decorati

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

GLI ETRUSCHI E LA MORTE

Un tratto particolarmente distintivo della cultura etrusca rispetto a quella delle altre popolazioni italiche era il culto dei morti e l'approccio con l'aldilà.

Essi credevano infatti che la vita ultraterrena fosse simile in tutto e per tutto a quella terrena.

 

Proprio per tale ragione gli antichi Etruschi costruivano vere e proprie abitazioni sotterranee, dette Tumuli, collegate tra loro grazie a lunghi corridoi, andando a creare delle vere e proprie città dedicate ai defunti: le Necropoli.

 

I corpi venivano cremati, ovvero bruciati, per ricavarne solo le ceneri, le quali, a loro volta, erano poste in specifici vasi, raffinati e accuratamente decorati. Questi contenitori erano poi posti nei Tumuli. Una volta nel Tumulo, ciò che aspettava l'anima del defunto ci viene "narrato" dagli svariati affreschi e utensili presenti nelle tombe.

 

 

Tomba del letto funebre

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

Ciò che veniva raffigurato sulle pareti era ciò che aspettava l'anima nell'aldilà per il resto dell'eternità; a seconda di chi si era stati in vita, tali raffigurazioni e gli oggetti presenti nel corredo funerario variavano, poichè la morte non era altro che il proseguimento della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 A partire dal IV secolo a.C. si inizia anche a credere nell'esistenza di spiriti maligni e demoni, che vengono talvolta raffigurati negli affreschi delle tombe.

Cambia anche il metodo di sepoltura, introducendo al posto della cremazione l'inumazione: il semplice sotterramento dei cadaveri all'interno di sarcofagi.

 

 

 

Tomba del carro

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

Sarcofago degli sposi

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

Le monete

Monete d'argento etrusche

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

  

Particolare importanza è stata riconosciuta anche alla numismatica etrusca: le monete venivano utilizzate sia nel campo commerciale che in quello religioso. E' stato infatti constatato che gli oggetti avessero un ruolo fondamentale per l'ascesa nell'aldilà anche per il popolo etrusco.

Nel museo possiamo trovare una piccola collezione di monete d'argento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella mitologia etrusca, Charun era il corrispondente di Caronte, psicopompo del mondo sotterraneo.

Come tale, egli guidava le anime dei defunti verso la loro meta finale, ma solo se i cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri (o se disponevano di due oboli per pagare il viaggio); chi non era stato sepolto (o non aveva gli oboli) era costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie dell'Ade. Le monete (gli oboli) venivano poste sopra gli occhi o sotto la linga del cadavere prima della sua sepoltura.

 

Raffigurazione di Charun 

(Tomba degli Anina, Tarquinia)

Ulisse acceca Polifemo (hydria)

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)

 

La mitologia etrusca ha fortemente subito l'influenza di quella greca a causa degli stretti legami commerciali tra le due popolazioni.

 

Inizialmente infatti gli Etruschi credevano già in una qualche sorta di entità superiore, ma essa non aveva una forma definita, ben chiara, ma si trattava di semplici spiriti dai contorni astratti.

 

Dal contatto con la mitologia greca, invece, tali entità assumono una forma e un corpo umano, e vanno a formare il pantheon etrusco, molto rassomigliante a quello dei vicini Greci, dove si possono trovare numerose similitudini e richiami alle divinità dell'Olimpo.

Tra questi ricordiamo Tinia, l'equivalente di Zeus, Uni, Giunone per i Greci e Menrva, figlia dei primi due e richiamo a Minerva.

 

Oltre agli déi, gli Etruschi assimilarono anche molti dei miti e degli eroi della cultura greca; ciò è dimostrato dall'incredibile numero di ceramiche e statue di manifattura sia etrusca che greca rinvenute nelle antiche necropoli delle città, molti dei quali sono conservati nel museo.

 

LE IMMAGINI DEL MITO

Ade con Cerbero (cratere)

(Museo etrusco di Villa Giulia)

 

Le signore etrusche riponevano gli oggetti per la loro toilette in cofanetti: pettini, fermacapelli, specchi, spesso decorati con richiami a divinità.

 

Le signore erano circondate da schiere di ancelle che le aiutavano nelle varie operazioni. Quindi si adornavano con monili preziosi: fibule per agganciare le vesti, anelli, bracciali, orecchini, diademi. Questa abitudine a esibire i propri gioielli trova riscontro nei corredi femminili tombali, solitamente in oro, secondo un uso ricorrente alla Grecia orientale.

 

 

L'abbigliamento tipico della donna era

caratterizzato da gonne, casacche, corpetti,

mentre le tipiche calzature erano i sandali

e le caratteristiche scarpe a punta,

indossate anche dalla donna del sarcofago

degli sposi.

 

 

 

Oltre che dallo sfoggio dei gioielli era possibile riconoscere la classe di appartenenza di una donna etrusca dalla forma della tipica calotta di lana indossata come copricapo: ve ne erano di forma a punta, a cappuccio, a falde large, ecc.

 

L'uso di sostanze odorose e di cosmetici trae origine da riti               magico-religiosi ma si è recentemente scoperto che questo valore si trasformò presso gli Etruschi in un fenomeno più propriamante decorativo.

 

Molto usate erano anche le maschere di bellezza, più volte citate da Ovidio nei suoi testi.

 

LA MODA FEMMINILE

Particolare del sarcofago degli sposi

(Museo etrusco di Villa Giulia, Roma)