Percorso tematico per il Museo di Villa Giulia

Elisa Nobile, Alessandro Caverni, Linda Patriarca, Matilde Maoli    1SINT

Un viaggio nel passato...

Museo di Villa Giulia, giardino interno

Lo sapevate che per gli Etruschi il nuovo anno iniziava verso i primi di marzo?


Proprio così, come era anche per la Roma arcaica. Gli etruschi, infatti, furono il popolo che precedette i Romani.

 

In queste pagine scopriremo di più su questo popolo: la moda femminile, le loro credenze, i riti funerari e molto altro.


Avete mai visitato il museo etrusco di Villa Giulia? È davvero stupendo! Possiamo ammirare diversi reperti: vasi di ceramica, con rappresentazioni di vari miti, che venivano utilizzatti nei banchetti, resti di tombe, collane e vari gioielli.

SALA 13b

Decorava la fronte posteriore del tempio rivolta verso l'ingresso del santuario. Vi sono raffigurati i due episodi più tragici del mondo greco dei Sette contro Tebe.

 

In alto al centro, Zeus affronta Capaneo che ha scalato una delle porte di Tebe; sul fondo, è raffigurato il tebano Polifonte che è trattenuto dal dio.

 

In primo piano, in basso, c'è la rappresentazione del “fiero pasto”: Tideo, caduto a terra morente, afferra alle spalle il tebano Melanippo, colpito anch'egli a morte, e si accinge a divorargli il cervello. Atena, sulla sinistra, si ritrae disgustata dinanzi alla scena, tenendo con la destra l'ampolla che contiene il farmaco dell'immortalità ottenuto da Zeus per Tideo.

Gli etruschi erano definiti un popolo molto religioso, esperto nell'arte divinatoria. Esistevano una serie di rigide regole che determinavano il rapporto tra gli dèi e gli uomini, con riti e interpretazioni divine (come l'interpretazione dei fulmini, l'osservazione delle interiora degli animali e del volo degli uccelli).

Il mito

SALA 1

Cavaliere su ippocampo in nenfro

Necropoli di Poggio Maremma, scavi Bendinelli, 550-540 a.C.

Scolpito in un sol pezzo con la base, il gruppo, destinato a decorare l'esterno di un monumento funerario, raffigura un giovane che cavalca un mostro marino. Il soggetto allude al viaggio del defunto verso l'Oltretomba.

 

L'aruspicina (extispicio)

Un fegato ovino di terracotta. Questo dono votivo richiama la disciplina etrusca dell'extispicio, divinazione basata sull'ispezione delle viscere animali che spettava a dei sacerdoti chiamati aruspici

SALA 3

Necropoli dell'Osteria, dal corredo della tomba 117, scavi Hercle, 540-510 a.C. 

Una brocca (ainochoe) etrusca e un piatto etrusco a figure nere con il rapimento di Deianira, sposa di Ercole, da parte del centauro Nesso. Al centro del piatto è raffigurato l'uomo lupo (forse una divinità infera)

Sulle pareti della tomba erano dipinte scene di vita quotidiana, come banchetti, giochi e danze. Ad alcuni defunti venivano attribuite delle urne che potevano avere diverse forme e dimensioni

Gli etruschi credevano, come la maggior parte delle popolazioni della storia, che ci fosse un’altra vita dopo la morte. Da ciò nasceva l’esigenza, come forma di rispetto verso il defunto, di garantirne la sepoltura e di dotarla di richiami al mondo dei viventi. La tomba era realizzata in modo da sembrare la casa del defunto, sia nell’architettura che negli arredi. Assieme al corpo venivano sepolti anche i suoi beni più preziosi

La morte

SALA 7

Grazie a questa foto il visitatore può rendersi conto delle condizioni in cui si presenta un complesso funerario al momento della scoperta e cogliere il rapporto tra i materiali del corredo e il contenitore architettonico che, se inviolato, offre una straordinaria messe di dati sugli usi, i costumi e i rituali funerari delle società antiche. Databile entro la prima metà del VI secolo a.C., la tomba fu rinvenuta intatta nel 1950 nella necropoli della Banditaccia di Cerveteri(sala 7). 

SALA 2

Questo tipo di urna cineraria a forma di capanna è caratteristico delle prime fasi dell'età del ferro dell'Etruria e del Lazio, e riveste un preciso significato simbolico. La particolare conformazione, che simboleggia la dimora del defunto, costituisce anche una risorsa importante per la conoscenza dell'architettura domestica protostorica.

Dal V secolo a.C. venne a configurarsi un al di là localizzato in un mondo sotterraneo, nel quale le anime dei defunti trasmigravano, abitato da divinità infernali e dagli spiriti di antichi eroi. Il passaggio tra i due mondi era visto come un viaggio che il defunto compiva scortato da spiriti infernali. Le sofferenze delle anime dei morti potevano essere alleviate dai parenti con riti, offerte e sacrifici. Gli etruschi spesso usavano sarcofagi decorati con altorilievi e piccole statue.

Il sarcofago dei leoni

Il sarcofago dei leoni è stato trovato negli anni cinquanta del secolo scorso, non lontano da Ceri, in località Procoio. Costituito da una cassa e da un coperchio a due falde, entrambi divisi in due metà di uguali dimensioni per motivi di cottura, la grande arca, per una sepoltura ad inumazione, è realizzata nello stesso impasto rosso che caratterizza una delle più tipiche produzioni di ceramica ceretana dell'Orientalizzante avanzato detta «whiteonred». La decorazione a basso rilievo sul lato frontale raffigura due felini accovacciati e contrapposti, dei quali quello a sinistra dal pelo maculato reso a cerchielli bianchi. Quattro piccoli felini a tutto tondo, simmetricamente rivolti verso il centro con il muso di prospetto sormontano il coperchio.

SALA 10

Necropoli della Banditaccia, tomba 79

710-680 a.C.

 

1. Anfora di argilla chiara con decorazione dipinta in rosso bruno con fila di "aironi" sulla spalla. Produzione etrusco-geometrica.

 

2. Rara brocca (oinochoe) di impasto bruno con bocca a "becco" , decorata da borchiette metalliche sul corpo e un serpente in forte rilievo sul manico.

 

3. Altra forma simile.

 

4. Piatto di argilla chiara dipinto in rosso fuoco con fila di "aironi". Produzione etrusco-geometrica.

 

5. Due tazze (kyathoi) di impasto bruno ad alto manico crestato.

6. Due calici di impasto bruno con solcature impresse.

Il simposio era un momento particolare del banchetto etrusco in cui si beveva vino, a cui partecipavano anche le donne. Questi vini erano spesso di provenienza greca, così come gli strumenti utilizzati  durante il simposio; infatti al consumo del vino era legata una vasta gamma di contenitori e suppellettili in ceramica, spesso dipinta, in bronzo ed in metallo nobile, che venivano disposti nella stanza del simposio su tavolini davanti a dei letti: crateri, tazze, coppe senza piede e a vasca alta. Tutti questi elementi del simposio erano legati al cerimoniale di importazione greca e costituivano la rappresentazione simbolica della pratica conviviale nell'aldilà al cospetto di Dioniso e delle altre divinità, cui il vino veniva offerto quasi a garantirsi la vita eterna.

Il simposio

I grandi donari in ceramica dal santuario di Portinaccio

1. Vaso per contenere il vino con l'acqua (cratere) con manici a grandi volute. Decorato a figure rosse con scena di banchetto orgiastico sul collo. 500 a.C.

 

2. Vaso contenitore connesso con il consumo del vino (dinos) decorato a figure nere; sul labbro scene di guerrieri che combattono intervallati da due quadrighe in corsa e da una biga; all'interno dell'imboccatura quattro vascelli da guerra a vele spiegate solcano le onde del mare: sono collocate in quella posizione per dare l'effetto che si muovessero quando il vaso era colmo di vino. 520 a.C.

 

3. Vaso contenitore connesso al consumo del vino ricomposto da frammenti e integrato; decorazione a figure rosse con lotta tra giganti. 470 a.C.

 

4. Brocca con manico decorato da rotelle in bucchero. 550 a.C.

Sarcofago degli sposi  530-520 a.C.

Capolavoro dell'arte etrusca in terracotta, famoso in tutto il mondo, il sarcofago degli sposi fu trovato nel 1881 in una tomba della Banditaccia.

Formato da una cassa a forma di letto da convito (kline) e da un coperchio con la rappresentazione di una coppia coniugale semidistesa a banchetto, alla moda orientale, il sarcofago accoglieva le ceneri di due defunti. L'uomo con il busto nudo e il resto del corpo coperto dal mantello cinge con gesto amoroso le spalle della donna, riccamente abbigliata con cappello (tutulus) e calzari a punta (calcei repandi); entrambi nelle mani tenevano vasi o altri oggetti da mensa. Nella rappresentazione della coppia a banchetto, tema tanto frequente nei monumenti funerari, è colto un momento importante della vita aristocratica etrusca.

SALA 12

La donna etrusca viene dipinta come una donna intraprendente, “libera”, grande bevitrice e molto bella, basti solo pensare che quest’ultima poteva partecipare ai banchetti stando seduta accanto a chi voleva e brindando a chi preferiva.
 
La signora etrusca si adornava con gioielli preziosi. Per quanto riguarda i capelli era frequente il fenomeno di tingersi i capelli secondo la moda del momento, quello di portare parrucche e quello di portare i capelli corti annodati intorno alla testa a corona fermati da una crocchia o da una reticella.
La donna etrusca utilizzava maschere di bellezza di tipo casalingo preparate con orzo, lenticchie, bulbi di narciso e o tuorli o albumi. Inoltre faceva uso di olii e unguenti profumati.
Infine, per quanto riguarda il trucco, la donna etrusca adoperava il rossetto, preparato con prodotti vegetali, terrestri e marini.
In ambito vestiario le donne etrusche portavano, in un primo periodo, abiti lunghi fino ai piedi di stoffa leggera decorata ai bordi e sopra di esse ponevano un mantello colorato di stoffa più pesante. In un secondo momento sono entrati in commercio anche abiti corti e gli abiti di lino. Le donne etrusche indossavano delle calzature in cuoio, in stoffa ricamata o in legno e bronzo, si trattava molto spesso di zoccoli o di stivaletti alti dietro il polpaccio con la punta verso l’alto chiamati calcei repandi.

La moda femminile

SALA 2

Dalla necropoli di Cavalupo, tomba dei bronzetti sardi

11. Sei elementi tubolari di filo d'oro, forse di collana
12. Sei anelli di bronzo rivestiti da filo d'oro, forse pendagli
13. Tre fermatrecce d'oro con estremità ripiagate
14. Cinquantadue elementi di collana di pasta vitrea
15. Anello di bronzo rivestito da filo di rame
16. Fermatrecce frammentario di bronzo
17. Cinque bottoni d'oro dei quali i più grandi con decorazioni a punti impressi

SALA 4

520-510 a.C. Monte Auto, Tomba a camera

Bracciale in pasta vitrea blu con estremità a testa di leone ruggente in oro, restaurato in antico

SALA 40

Statue femminili offerte in dono durante i riti che segnavano il passaggio delle fanciulle alla vita adulta

da sinistra:
- figura stante, avvolta in una lunga tunica ricadente in fitte pieghe (400-380a.C.)
- offerente con braccio sinistro piegato, vestita di chitone e mantello (440-420 a.C.)

- offerente avvolta da un ampio mantello panneggiato, adorna di bracciale (440-420 a.C.)
- fanciulla stante in un ampio mantello con ampio bordo rosso, segno distintivo delle fanciulle che passavano allo stato di spose (400-380 a.C.)

SALA 11

Necropoli di Monte Abatone

Urna a forma di letto utilizzata per raccogliere i resti di una cremazione. Reca sul coperchio una figura femminile semidistesa nell'atto di versare del profumo da un unguentario. Riccamente abbigliata, la "signora" indossa un lungo chitone, il caratteristico copricapo etrusco (tutulus) e scarpe a punta (calcei repandi); nei gioielli che l'adornano si distinguono orecchini a disco, una collana con bulle e bracciali. Nel modellato del volto e nei particolari dell'abbigliamento è evidente l'influenza artistica ionica, cioè greco-orientale, che caratterizzl fortemente la cultura etrusca nella seconda metà del VI secolo a.C.