La ricca vedova Racconto giallo di Marta Paulis Cagliari
La ricca vedova Racconto giallo di Marta Paulis Cagliari
Era una buia notte invernale. Le case di Cagliari erano avvolte dalle tenebre, per le strade si poteva incontrare chi portava a spasso il cane, chi gettava la spazzatura nei contenitori o chi rientrava nella propria abitazione. Il campanile della chiesa scoccò un quarto alle nove, quando in uno dei palazzi del centro, al quarto piano, un’anziana signora precipitò rovinosamente sul marciapiede. I vicini, allertati dal frastuono, avvertirono i soccorsi, ma non ci fu nulla che gli operatori del 118 potessero fare, se non constatarne la morte. Gli agenti salirono nell’abitazione dell’anziana donna per un sopralluogo, e si resero subito conto che non si trattava di un incidente, come inizialmente avevano pensato, ma di un omicidio.
Era una buia notte invernale. Le case di Cagliari erano avvolte dalle tenebre, per le strade si poteva incontrare chi port...
La polizia interrogò i vicini di casa che, chiusi e riservati, non fornirono informazioni utili. Qualche tempo dopo, il medico legale consegnò i risultati dell’ autopsia: la donna era morta per la frattura del cranio e nello stomaco c’erano tracce di cianuro. Al commissario di polizia non restava altro da fare che indagare per scoprire il mandante e il movente dell’ omicidio. Cominciando a scavare nella vita della signora Anna Boldrini, questo era il suo nome, si scoprì che era una ricca vedova. Possedeva infatti una delle più belle gioiellerie della città, che gestiva con i suoi due figli, Camilla e Piero, due bravi ragazzi. Il marito era deceduto due anni prima a causa di un infarto. Anna era ancora una bella donna, piccola di statura, di corporatura snella, con una massa di capelli bianchi ricci e due vispi occhi verdi.
La polizia interrog   i vicini di casa che, chiusi e riservati, non fornirono informazioni utili. Qualche tempo dopo, il m...
Verificato l’alibi dei figli e dei parenti tutti, non restava che setacciare il quartiere. Gli agenti scoprirono così che la signora era piuttosto odiata da tutto il vicinato, le uniche persone a volerle bene erano i familiari più stretti, anche se forse solo per interesse. Iniziarono gli interrogatori, fu il turno del signor Franco che lavorava per la signora. Dopo molte pressioni, l’uomo confessò di avere avvelenato la signora, perché, nonostante fosse più che benestante, aveva contrato un debito ingente con lui e si rifiutava di saldare. Il signor Franco venne rinchiuso nel carcere, ma restava da trovare chi avesse spinto la signora dal balcone. Alle indagini si aggiunsero le intercettazioni ambientali che diedero una svolta al caso. Tutti i negozianti del quartiere si erano organizzati in un complotto contro la povera donna, che pur non avendo un buon carattere non meritava certo una fine così brutta!
Verificato l   alibi dei figli e dei parenti tutti, non restava che setacciare il quartiere. Gli agenti scoprirono cos   c...
Restava da scoprire chi materialmente avesse spinto dal balcone la povera Anna…. La donna era cleptomane e Omar Bianchi, il giornalaio del quartiere, era stanco di veder portar via dalla sua edicola riviste di gossip, quotidiani, romanzi d’amore e quant’ altro. Così, di comune accordo con gli altri commercianti, vittime anche loro della sua patologica mania, decise di ucciderla. La sera dell’omicidio aveva bussato alla sua porta e lei fiduciosa gli aveva aperto. Con una banale scusa si era introdotto in casa e mentre la signora ritirava i panni stesi, affinché non si bagnassero col temporale, lui la spinse di sotto, credendo di farla franca, perché poteva sembrare un incidente.
Restava da scoprire chi materialmente avesse spinto dal balcone la povera Anna   . La donna era cleptomane e Omar Bianchi,...
Poi, intimorito dal gesto appena compiuto, inscenò una rapina, lasciando impronte ovunque e quella fu solo una delle tante contraddizioni che lo smascherarono. Così la povera Anna non fece in tempo a morire avvelenata che perì per la frattura della scatola cranica. Il signor Omar Bianchi confessò, fu arrestato e condotto anch’egli nel carcere. Gli altri commercianti furono denunciati per concorso in omicidio. All’ apertura del testamento, si scoprì che il suo enorme patrimonio era stato lasciato all’orfanotrofio gestito da Don Giacomo affinché lo spendesse per la ristrutturazione dello stabile e per creare un parco giochi per tutti i bambini.
Poi, intimorito dal gesto appena compiuto, inscen   una rapina, lasciando impronte ovunque e quella fu solo una delle tant...