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Formazione docenti
Ambito 12
I.C. Marotta di Napoli
Direttore del corso:
D.S. Clementina Esposito
Autonomia didattica e organizzativa
come volano
della formazione
Progetto Corso di Formazione docenti
Autonomia didattica e organizzativa come volano della Formazione”
Parte prima : (durata __ ore)
Obiettivo da raggiungere: redazione della bozza di un saggio breve (di che tipo? Critico?
Argomentativo? esplicativo?) avente come oggetto il tema della giornata (Costituirà il primo
paragrafo del testo finale che andremo a comporre insieme sul tema generale dell’Autonomia.
La Buona Scuola e le norme sull’autonomia scolastica: sarà vera autonomia? valutazione,
trasparenza, apertura, burocrazia zero?
Metodologia: cooperative learning ( Divisione naturale in 4 gruppi preferibilmente con almeno 1
docente di lettere per gruppo);
Cono d’apprendimento (Cono di Dale)
Costruzione del saggio breve: struttura, scaletta, = introduzione, svolgimento, titolo, scelta delle
fonti,revisione finale….
Strumenti: utilizzo delle nuove tecnologie e ricerca in internet; carta, penna, matite….
Tema della prima giornata di formazione:
Dalla legge 59/1997, regolamentata dal dpr 275/1999, al documento “la buona scuola
Contenuti: breve excursus normativo ……..e
Riflessioni comuni a due anni dalla entrata in vigore della legge 107/2015
…cosa è cambiato per i docenti?
…cosa è cambiato per il Dirigente Scolastico?
…cosa è cambiato per il DSGA?
…cosa è cambiato per il personale ATA?
ma soprattutto….
Cosa è cambiato per i nostri alunni e le loro famiglie?
Iniziamo il viaggio nella norma…
PRIMA della legge delega 59/97
Nell’organizzazione scolastica, prima della riforma, le scuole erano
organi dello Stato.
I decreti delegati del 1974, avevano riconosciuto a tutte le scuole:
autonomia amministrativa limitata nella gestione dei fondi assegnati
annualmente per il funzionamento amministrativo didattico: i bilanci
erano sottoposti al controllo preventivo e successivo del
Provveditore; così come ogni atto di particolare rilievo patrimoniale.
autonomia normativa limitata ad ipotesi marginali:
il consiglio di circolo o di istituto, adottava il regolamento interno
dell’istituto, che doveva stabilire le modalità di funzionamento della
biblioteca, l’uso delle attrezzature culturali, didattiche e sportive, la
sorveglianza durante l’ingresso e la permanenza a scuola, nonché
durante l’uscita dalla medesima, articolo 6, comma 2, lett. a DPR
416/1974.
Lautonomia delle Istituzioni
scolastiche è introdotta
dalla legge n. 59/1997, (riforma Bassanini) art.21 che
conferisce al Governo il potere di riorganizzare il
“Servizio istruzione” mediante il potenziamento
dell’autonomia intestata alle istituzioni scolastiche ed
educative.
è realizzata dal DPR 275/1999, che disciplina
l’autonomia scolastica come garanzia di pluralismo
culturale che si sostanzia nella progettazione e nella
realizzazione di interventi di educazione, formazione e
istruzione mirati allo sviluppo della persona umana,
adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie
e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti”
(...)
Lautonomia delle Istituzioni scolastiche
acquisisce rango costituzionale
con la Legge 3/2001 del 18 ottobre che all’art.
117, modifica il titolo V, della parte seconda
della Costituzione , nel definire le materie di
legislazione concorrente , materie, in cui
spetta alle Regioni la potestà di legiferare sulla
base dei principi fondamentali dello Stato,
inserisce l’Istruzione ma
salva
l'autonomia delle istituzioni scolastiche
Il decentramento
Lart.117 stabilisce che: “la potestà legislativa è
esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel
rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli
derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli
obblighi internazionali
Allo Stato spettano le norme generali
sull’istruzione.
Quali sono?
Le norme generali sono quelle che riguardano le
grandi scelte ordinamentali, valide per tutto il
Paese, i diritti fondamentali degli insegnanti e
degli alunni. Sempre allo Stato è riservata la
definizione dei livelli essenziali delle prestazioni
(LEP)
E’ il primo livello della unitarietà del sistema e
garantisce l’osservanza dell’art.33 della
Costituzione la Repubblica detta le norme
generali sull’istruzione e istituisce scuole statali
per tutti gli ordini e gradi “e dell’art.34 “La
scuola è aperta a tutti.
…ma torniamo alle norme dettate dal
DPR N.275/1999
Il regolamento che disciplina l’autonomia delle
istituzioni scolastiche è stato emanato con decreto del
Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275
“regolamento recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche ai sensi dell’articolo 21 della
legge 59/97
Il regolamento ha avuto applicazione dal settembre
2000
Fino a tale data, però, le istituzioni scolastiche hanno
esercitato l’autonomia ai sensi del D. M. n. 251 del 29
maggio 1998 (“Programma nazionale di
sperimentazione dell’organizzazione scolastica)
Ma che sarà mai una …
una scuola autonoma ???
Una scuola autonoma ha i seguenti requisiti:
1. PERSONALITA’ GIURIDICA ED AUTONOMIA - DIRIGENZA AI CAPI
D’ISTITUTO (rappresentanti legali)
2. ORGANICO FUNZIONALE(ora organico AUTONOMIA) - ISTITUZIONI
SCOLASTICHE DIMENSIONATE
3. AUTONOMIA IN GESTIONE FINANZIARIA - DECENTRAMENTO FUNZIONI
AMMINISTRATIVE
4. PIANO OFFERTA FORMATIVA (Ora triennale)
5. AUTONOMIA ORGANIZZATIVA / FLESSIBILITA- DIVERSIFICAZIONE -
INTEGRAZIONE TRA SISTEMI FORMATIVI - EFFICIENZA EFFICACIA -
TECNOLOGIE - COORDINAMENTO RISORSE - PROGRAMMAZIONE
6. AUTONOMIA DIDATTICA / METODOLOGIE - STRUMENTI - TEMPI -
ORGANIZZAZIONE - INSEGNAMENTI OPZIONALI, FACOLTATIVI O
AGGIUNTIVI
7. AUTONOMIA DI RICERCA SPERIMENTAZIONE E SVILUPPO
8. AUTONOMIA FUNZIONALE-DECENTRAMENTO
Una scuola è autonoma se attua
Una QUOTA DEI DIVERSI CURRICOLI VARIABILE PER CIASCUNA
ISTITUZIONE SCOLASTICA, con INSEGNAMENTI AGGIUNTIVI
AMPLIAMENTO OFFERTA FORMATIVA / PERCORSI PER ADULTI
RICERCA - SPERIMENTAZIONE - RETI - INNOVAZIONE
CERTIFICAZIONE - RICONOSCIMENTO DI CREDITI
VALUTAZIONE - VERIFICHE - PUBBLICITA- PARTECIPAZIONE
Le diverse autonomie
Autonomia organizzativa
Lautonomia organizzativa (art. 5 D.P.R. n. 275/99) consente di dare
al servizio scolastico flessibilità, diversificazione, efficienza ed
efficacia e di realizzare l’integrazione e il miglior utilizzo delle risorse
e delle strutture, anche attraverso l’introduzione e la diffusione di
tecnologie innovative.
riguarda
l'adattamento del calendario scolastico;
la programmazione plurisettimanale dell'orario del curricolo in non
meno di 5 giorni settimanali e nel rispetto del monte ore annuale
previsto per le singole discipline e attività obbligatorie;
l'impiego flessibile dei docenti nelle varie classi e sezioni in funzione
delle eventuali opzioni metodologiche ed organizzative adottate nel
P.O.F.
LAutonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione
della
flessibilità, si esplica liberamente, anche mediante
superamento dei vincoli in materia di unità oraria della
lezione;
dell‘ unitarietà del gruppo classe e delle modalità di
organizzazione e impiego dei docenti, secondo finalità
di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie,
tecnologiche, materiali e temporali, in rapporto alle
esigenze formative del territorio (es. l’adattamento del
calendario scolastico di istituto)
Il regolamento (275/99) chiarisce che l’Autonomia organizzativa si
estende alle modalità di impiego dei docenti, sia pur nell’ambito di
forme progettuali coerenti con gli obiettivi generali e specifici di
ciascun tipo e indirizzo di studio e possibilità di adattamenti del
calendario scolastico in sede di Piano dell’offerta formativa (art. 5
del regolamento).
Limiti all’Autonomia organizzativa
i giorni di attività didattica annuale previsti a
livello nazionale
la distribuzione della attività didattica in non
meno di cinque giorni settimanali;
il rispetto dei complessivi obblighi annuali di
servizio
Autonomia didattica
LAutonomia didattica (art. 4 D.P.R. n. 275/99) è
finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del
sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della
libertà di insegnamento, di scelta educativa da parte
delle famiglie e del diritto ad apprendere.
si sostanzia nella scelta libera e programmata di
metodologie, strumenti didattici, organizzazione e
tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della
possibile pluralità di opzioni metodologiche; e in ogni
iniziativa che sia espressione di libertà progettuale,
compresa l'eventuale offerta di insegnamenti opzionali,
facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze
formative degli studenti.
Le istituzioni scolastiche possono:
attivare percorsi didattici individualizzati
ovvero stesso programma di studio, con
modalità diverse, mentre i percorsi
personalizzati prevedono diversi programmi;
aggregare le discipline in aree o ambiti
disciplinari;
definire unità di insegnamento delle lezioni
non coincidenti con l’unità oraria.
L'autonomia didattica si esercita nel rispetto
delle seguenti "tre libertà»:
la libertà di insegnamento;
la libertà di scelta educativa delle famiglie;
il diritto ad apprendere degli alunni.
Lo scopo è il perseguimento delle finalità
generali del sistema nazionale di istruzione,
promuovendo la crescita educativa di tutti gli
alunni, riconoscendo e valorizzando le diversità
e le potenzialità di ciascuno.
Lo strumento principale nel quale si traduce e si caratterizza
l’Autonomia didattica è il Piano (Triennale) dell’offerta
formativa, sintesi dei diversi bisogni, interessi, responsabilità
Il Piano dell’offerta formativa descrive così l’intera realtà
didattica della scuola, sia in termini di organizzazione e regole
della didattica, che di corsi di studio attivati, che di curricoli.
E’ per sua natura dinamico e dialettico.
La legge 107/2015 ha ricodificato l’art. 3 del DPR 275/1999
Riforma del sistema nazionale di istruzione e
formazione
la
«Buona Scuola»
Legge107/2015 13 luglio 2015
(…ma prima era cattiva???)
Legge 107/2015
Dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche e
richiama l’art 21 della legge 59/1997 e successive modifiche
comma 1
Ruolo centrale della scuola:
Innalzare i livelli di istruzione e competenze , rispettando gli stili di
apprendimento
Prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica
Realizzare una scuola aperta
Garantire il diritto allo studio , le pari opportunità di successo
formativo e di istruzione permanente dei cittadini
per tali fini …..
per tali fini …..
Le istituzioni scolastiche
GARANTISCONO
La partecipazione alle decisioni degli Organi
Collegiali;
ORIENTANO LORGANIZZAZIONE alla :
Flessibilità, diversificazione, efficacia ed
efficienza del servizio scolastico;
Integrazione e miglior utilizzo delle risorse e delle
strutture;
•Introduzione di tecnologie innovative
•Coordinamento con il contesto territoriale
STRUMENTI
Ruolo del Dirigente Scolastico, staff, funzioni di
coordinamento, funzioni strumentali
Piano dell’Offerta Formativo Triennale
Partecipazione di tutte le componenti: organi
collegiali, studenti e famiglie
Interazione con il territorio
Ruolo DSGA e personale amministrativo
Organico dell’autonomia e del potenziamento e del
personale ATA
Formazione personale
Innovazione digitale
Valutazione, rendicontazione, trasparenza e
pubblicità
LE ECCELLENZE PEDAGOGICHE
ITALIANE (quando la scuola era cattiva)
L’inclusione scolastica, dalla legge 517/77 alla “Buona scuola” di
Renzi (e Faraone) - Parte I
La legge 107 varata a luglio ha dato una delega in bianco al governo
in merito all’inclusione scolastica degli alunni con bisogni educativi
speciali.
di Roberto Villani
Il nostro modello pedagogico basato sull’inclusione, definito attraverso
la legge 517/77 e la successiva 104/92 è giudicato in tutto il mondo
come il più avanzato, nonostante i pesanti tagli alla scuola e al
sostegno avvenuti negli ultimi anni. La legge 107 varata a luglio, meglio
conosciuta come “Buona scuola”, ha dato una delega in bianco al
governo in merito all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e
con bisogni educativi speciali.
di Roberto Villani
UN SISTEMA ALLAVANGUARDIA
Nel 1977, con la legge 517, che riprendeva, definiva ed ampliava un DPR del
'75, nasceva nel nostro paese un modello pedagogico-educativo
avanzatissimo, basato sull’integrazione scolastica delle persone disabili. Un
modello che portava finalmente al superamento del sistema delle tristi e
ghettizzanti scuole speciali. Dopo aver trasformato la scuola in senso
democratico coi decreti delegati (1973-74), con questo passaggio legislativo
veniva realizzato un passo importantissimo verso quell’appianamento delle
diseguaglianze definito negli articoli 3 e 34 della nostra Costituzione
repubblicana ed antifascista. Nonostante i tagli anche pesanti subiti dalla
scuola negli ultimi anni, ancora oggi esperti di tutto il mondo, studiano il
nostro sistema integrato scuola sanità, successivamente definito ed
ampliato con la Legge 104/92, che rappresenta una vera e propria eccellenza
per il nostro paese. Il sostegno alle persone con disabilità effettuato nella
scuola pubblica “di tutti e per tutti”, che si sostanzia attraverso i docenti
abilitati nell’insegnamento delle discipline e poi specializzati per favorire
l’inclusione, costituisce un vero e proprio punto di riferimento mondiale della
pedagogia speciale. E’ attraverso questo sistema pedagogico-educativo
d’eccellenza che nelle scuole italiane si può lavorare all’ideale costruzione
della società del futuro, una società basata sull’accoglienza e sulla convivenza
delle diversità, vissute come valore aggiunto e come utile esperienza di
crescita per tutti.
PRIMI ATTACCHI A QUESTO MODELLO
Se da un lato il modello integrativo italiano suscita interesse
ed ammirazione, dall’altro molti sono stati gli attacchi
interni ed esterni, tesi a metterne in discussione i
fondamenti. Da una parte tali attacchi sono giunti
dall’estero, dove l’integrazione scolastica non c’è ed esiste
ancora il sistema delle scuole o delle classi speciali,
certamente ghettizzanti ma probabilmente più
economiche”. Altri attacchi sono giunti invece dall’interno,
ed in particolare da ambienti della destra liberista, dove si è
sempre più attenti alle esigenze di bilancio che non a quelle
della qualità della scuola (specie se pubblica e statale). Tra
dichiarazioni ambigue ed ammiccamenti alle scuole
speciali, un attacco importante e quanto mai esplicito è
giunto nel 2011, con la proposta di Fondazione Agnelli,
Caritas e Treelle di eliminazione della figura dell’insegnante
di sostegno, grossolanamente considerata un “inaccettabile
spreco di risorse e competenze”.
TAGLIO DELLE RISORSE ED ALTRI
PROBLEMI
Certamente questi attacchi al modello integrativo definito dalla 517/77
e dalla 104/92 hanno avuto vita più facile dopo i pesanti tagli alla
scuola avvenuti negli ultimi anni. E’ chiaro infatti come dopo la riforma
Gelmini (133/2008) e dopo altri provvedimenti legislativi (es. legge
244/2007) tesi a tagliare le risorse della scuola riducendo
pesantemente l’organico dei docenti curricolari e di sostegno, ci siano
state pesanti ricadute proprio sui processi di inclusione, ed in sostanza
sull’educazione-formazione degli alunni più deboli ed in difficoltà.
Nell’epoca dell’austerità, con i tagli alla spesa pubblica causati dai patti
di stabilità (fiscal compact e pareggio bilancio in Costituzione 2012,
spending review 2014), riuscire a rendere reale il modello di una
scuola in grado di includere e valorizzare ogni diversità è diventata un
impresa quasi impossibile. Ogni scelta relativa all’inclusione scolastica
è infatti oggi pesantemente toccata dalle esigenze di bilancio:
Il rapporto tra insegnanti specializzati ed alunni certificati, che non può
superare quello medio di un insegnante per due alunni disabili e che
determina una carenza dell’organico di sostegno nelle scuole (con le
famiglie che sempre più spesso devono rivolgersi alle aule dei tribunali
per veder riconosciuti i propri diritti).
La “stretta” sui criteri per attribuire le
certificazioni, con una medicalizzazione
progressiva del sostegno (attribuito oggi solo a
chi possiede la certificazione 104, art.3 comma 3
e comma 1).
Le aule sovraffollate, la mancanza di compresenze
nella scuola primaria, il taglio del tempo pieno
(tutte conseguenze della riforma Gelmini),
condizioni che peggiorano sostanzialmente la
qualità dell’inclusione;
Il mancato rispetto dellart.5 comma 2 DPR 81/09
che fissa a 20 il numero di alunni per classe in
presenza di alunni disabili, con un tetto massimo
di certificazioni in ogni classe.
Lassenza, nella cosiddetta “scuola dell’autonomia”, di
risorse economiche adeguate e di ausili didattici
speciali, ma anche di mediatori culturali e di specialisti
nell’alfabetizzazione degli alunni stranieri;
I tagli alla sanità, ai servizi pubblici ed al welfare in
generale, ed in particolare il taglio delle risorse alle ASL
che determina una carenza nel supporto di
neuropsichiatri e psicologi nelle scuole e nei territori.
Oltre ovviamente alla percentuale ancora alta di
precarietà nella scuola (con pesanti conseguenze sulla
continuità educativa), nonostante le nuove assunzioni e
la sentenza della corte europea sulla precarietà…
UN GRANDE ATTACCO AL SOSTEGNO LA NASCITA DEI BES
Negli ultimi 10 anni, nella scuola italiana c’è stato un aumento progressivo degli alunni certificati per il
sostegno, da 180.000 a oltre 240.000. Un aumento che si è sostanziato (è un caso?) soprattutto dopo i
tagli alla scuola previsti dalla Gelmini. Quest’incremento di certificazioni è stato analizzato con
preoccupazione tanto dai governi, che da realtà contigue ai poteri economico-finanziari (le già citate
Treelle e fondazione Agnelli), non tanto dal punto di vista pedagogico e sociologico, quanto dal punto di
vista economico. In sostanza, il sostegno dato a tutti gli alunni in difficoltà secondo i maghi del liberismo
costava troppo, per cui era necessario prendere delle decisioni sostanziali per ridurre la relativa voce di
spesa. Il taglio del sostegno ai DSA in assenza di commorbilità (170/2010) e le direttiva ministeriale sui
“bisogni educativi speciali” (BES) varata nel 2013 hanno avuto proprio questo scopo. In sostanza
l’etichetta BES è servita per fare un taglio drastico di risorse umane per il sostegno agli alunni con DSA
(disturbi specifici dell’apprendimento), a quelli con iperattività e disturbo dell’attenzione (ADHD), ed agli
alunni con funzionamento cognitivo limite (borderline). A tutti questi alunni è stato di fatto tolto
l’insegnante di sostegno, sostituendo la necessaria risorsa umana con un piano didattico personalizzato
basato sull’uso di metodologie facilitanti (messe in atto da chi?) e di “strumenti compensativi e
dispensativi” (uso della calcolatrice, del PC, di tavole e schede facilitanti, tempi più lunghi per le prove
etc.) Un vero e proprio stratagemma per risparmiare sulla pelle dei BES (circa un milione di studenti)
senza scordare che prima ancora, il diritto al sostegno era stato negato agli alunni con svantaggio
socioeconomico, linguistico, culturale. Ovviamente le difficoltà di questi alunni non sono sparite con
l’eliminazione dell’insegnante specializzato, per cui nelle scuole si è dovuti ricorrere all’inserimento
degli studenti con BES nelle classi di quelli con disabilità certificata dalla 104, per fare in modo che il
docente di sostegno possa aiutare anche loro. E tutta l’operazione (a costo zero, quindi perfetta dal
punto di vista dei bilanci) si è tradotta in un aumento degli adempimenti burocratici e lavorativi dei
docenti curricolari e di sostegno, con relativo decremento della qualità dell’offerta formativa per tutti gli
studenti della scuola pubblica.
Si può costruire un’integrazione
scolastica di qualità in queste
condizioni?
Autonomia didattica e organizzativa
DIARIO DI BORDO
-1° incontro 5/9/2017
Nel primo incontro ogni partecipante al corso su richiesta
della formatrice dott.ssa Elena De Gregorio si è presentato
parlando brevemente di sé ,della scuola di provenienza e
delle aspettative riguardo al corso.
In seguito sono stati individuate per sommi capi le
tematiche da trattare: T.I.C. ,Peer education, spaced
learning and brain breaks. Infine è stato richiesto ai docenti
di intervistare il DGSA della propria scuola per
comprendere cosa è cambiato realmente con la nuova
legge sull’autonomia per tutto il personale scolastico.
-2° incontro 12/9/2017
Nel secondo incontro le docenti riferiscono che non hanno potuto eseguire nessuna intervista poiché il personale
tutto della segreteria era troppo impegnato nelle operazioni di avvio per il nuovo anno scolastico. La dott.ssa
Elena De Gregorio ha allora introdotto l’argomento della criticità dell’autonomia nell’organizzazione didattica
,nella flessibilità ,nella ripartizione oraria concordando con le docenti sulla produzione di un saggio breve da
sottoporre in veste di articolo di giornale al termine del corso. Le docenti della scuola Quarati, su richiesta della
formatrice, hanno relazionato in riferimento alla organizzazione oraria e didattica del proprio circolo .Quindi si è
passati ad analizzare, consultando la legge in tutti suoi punti, ,le competenze del consiglio di interclasse di circolo e
di istituto e del Collegio dei docenti rispetto alla legge precedente sottolineando il concetto fondamentale che
l’autonomia non deve mai diventare anarchia eludendo la norma.(es. acquisto libri per compiti delle vacanze,
divisione degli alunni in classe superando il numero consentito dalla sicurezza, esonero un docente affinchè
sostituisca il dirigente in ferie, distribuzione a pioggia del bonus docenti ,richiesta del contributo volontario
etc..).Dunque si realizzano le seguenti tabelle riassuntive:
Autonomia organizzativa
Tempo scuola
Consigli di classe - competenze consultive ( es. libri di testo)
Collegio dei docenti - delibera il funzionamento didattico del circolo
- formula proposte al preside
- delibera la suddivisione dell’anno scolastico
- RAV
- adotta libri di testo nel rispetto dei vincoli ministeriali oppure per decidere testi
-autonomamente prodotti
- adotta e promuove iniziative di sperimentazione
-delibera le aree di intervento e i criteri della selezione della funzione strumentale
Anarchia
-divieto commercio libri di testo
-divisione degli alunni in numero eccessivo
-esonero del docente per sostituzione dirigente in ferie
-piano annuale delle attività dei docenti va fatto a inizio anno scolastico
-conflitto di interessi contributo volontario
-Fis distribuito a pioggia.
-3° incontro 14/9/2017
Nel terzo incontro si discute delle competenze del consiglio di circolo e di
istituto ricordandone in particolare quella che riguarda l’adeguamento del
calendario scolastico regionale .Poi si parla della autonomia della gestione
del baget nelle scuole specificando che il D.S. parte da una analisi dei
bisogni e poi determina indicatori e criteri. Al termine si elaborano le
seguenti tabelle riassuntive:
Autonomia
Tempo scuola
Calendario scolastico regionale
Modificare il calendario fino ad un massimo di 5 giorni all’anno
Decidere sospensione attività scolastiche (un DS può farlo in caso di grave
rischio per la salute degli alunni e del personale ma anche un docente)
Anarchia
Modificare calendario per più di 5 giorni
Superare il termine delle lezioni secondo il calendario regionale
Non considerare il monte ore annuale
Chiudere gli uffici di segreteria quando c’è la sospensione delle attività
scolastiche
Deliberare interruzione del servizio pubblico
4°incontro 20/9/2017
Nel quarto incontro si legge e si commenta l’articolo 88 CCNL 2006-
2009 .
Quindi si elaborano le seguenti tabelle riassuntive:
Autonomia
Il FIS deve essere utilizzato per:-arricchimento offerta formativa con
ampliamento orario degli alunni
-retribuzione docente dipendente
-progettazione e referenze
- retribuzione personale ATA per
compiti connessi all’ampliamento dell’OFFERTA FORMATIVA
Anarchia
-Mancato rispetto art.88
-microprogettualità
-
Articoli redatti a conclusione
del corso di formazione
L’ Autonomia e La “Buona” scuola
Le istituzioni scolastiche sono divenute autonome con la
approvazione della legge 59 del 97 e con il relativo
regolamento approvato con il DPR 275 del 99.
Ne sono derivate autonomie funzionali, didattiche ed
organizzative, di sperimentazione e ricerca che hanno
consentito alle Scuole di bilanciare necessità, bisogni,
risorse umane e materiali sulle diverse esigenze della
platea e del territorio, sulla base di scelte ponderate sia
dagli organi collegiali, che dagli organi consultivi e, non in
ultimo, dai dirigenti scolastici.
Ciò ha consentito di rafforzare nel tempo l'idea della
centralità del discente intorno al quale far gravitare ogni
scelta, ogni iniziativa, ogni progettualità che si sia ravvisata
consona e doverosa.
Di conseguenza i margini ministeriali si sono ampliati:
la flessibilità è stata coniugata in una migliore distribuzione
del tempo scuola e del calendario scolastico e in una
rinnovata capacità di ricercare e sperimentarsi secondo un
nuovo modo di intendere il curricolo.
Con la 107/2015 - conosciuta come la Riforma detta La
buona scuola tutto quanto sopra detto confluisce
ulteriormente verso nuovi scenari di innovazione.
La scuola si autovaluta attraverso il RAV (rapporto di
autovalutazione) sulla base di monitoraggi precisi
dell'andamento scolastico, in termini di valutazione
dell'apprendimento e del comportamento e la loro ricaduta
sul processo di insegnamentoapprendimento.
Un monitoraggio che non può e non deve esulare dalle
prove Invalsi per le valutazioni che ne derivano rispetto agli
standard europei ed alla crescita degli stessi. L'auto
valutazione delle criticità e delle potenzialità traina verso
un piano di miglioramento che delinea per intero il
processo progettuale della scuola. Dalla formazione dei
docenti all'arricchimento dell'offerta formativa; dalla
ricerca di progettualità nuove all'investimento in risorse
materiali ed umane esterne.
E dunque l'Autonomia si incontra grazie alla 107 con la nuova forza di
voler investire nel futuro: pnsd, coding, esperti esterni per progetti
curricolari ed extra, scuola aperta, scuola viva: tutti percorsi nuovi e
migliorativi o decorsi obbligati e vecchi senza finalità precise? Il dubbio è
sorto a tutti i docenti, sempre gli stessi, che si sono sentiti demotivati e
delusi dinanzi ad una formazione tante volte non pertinente; il dubbio è
sorto anche ai D.S. che hanno dovuto trovare risorse e forze senza oneri
aggiuntivi per lo Stato. Incombenze burocratiche hanno tolto tempo ed
energie ai docenti e ai dirigenti. Cosa più importante, però, è che
l'autonomia per molti del mondo scuola è risuonata più come scelta
anarchica. Regole rispettate al limite tra legalità e consuetudine, laddove il
perdurare di certe prassi è risultato una scelta obbligata e/o di comodo.
Rinnovate incombenze, assegnate alla dirigenza, come gli atti di indirizzo
spettanti prima in capo al C.d.I. o la scelta di collaboratori nella misura del
10% tra le risorse umane, ha trainato l'opinione e talvolta anche l'azione
verso lo scetticismo.
In effetti la Riforma non ha fatto altro che ribadire situazioni preesistenti
con una nuova veste. Ha altresì rafforzato i luoghi comuni sul mondo della
scuola, togliendo dignità e autorevolezza alla funzione docente e
caricando nel contempo la dirigenza di incombenze troppo farraginose.
Le docenti dell’I.C.Bracco
Rinnovate incombenze, assegnate alla dirigenza, come gli atti di
indirizzo spettanti prima in capo al C.d.I. o la scelta di collaboratori
nella misura del 10% tra le risorse umane, ha trainato l'opinione e
talvolta anche l'azione verso lo scetticismo.
In effetti la Riforma non ha fatto altro che ribadire situazioni
preesistenti con una nuova veste. Ha altresì rafforzato i luoghi
comuni sul mondo della scuola, togliendo dignità e autorevolezza
alla funzione docente e caricando nel contempo la dirigenza di
incombenze troppo farraginose.
Le docenti dell’I.C.Bracco
E dunque l'Autonomia si incontra grazie alla 107 con la nuova forza
di voler investire nel futuro: pnsd, coding, esperti esterni per
progetti curricolari ed extra, scuola aperta, scuola viva: tutti percorsi
nuovi e migliorativi o decorsi obbligati e vecchi senza finalità
precise? Il dubbio è sorto a tutti i docenti, sempre gli stessi, che si
sono sentiti demotivati e delusi dinanzi ad una formazione tante
volte non pertinente; il dubbio è sorto anche ai D.S. che hanno
dovuto trovare risorse e forze senza oneri aggiuntivi per lo Stato.
Incombenze burocratiche hanno tolto tempo ed energie ai docenti
e ai dirigenti. Cosa più importante, però, è che l'autonomia per
molti del mondo scuola è risuonata più come scelta anarchica.
Regole rispettate al limite tra legalità e consuetudine, laddove il
perdurare di certe prassi è risultato una scelta obbligata e/o di
comodo.
Album formazione docenti
I.C. Marotta